‘na puntarella fa primavera

La prima volta che ho preparato le puntarelle non sapevo nemmeno come fossero fatte; in origine intendo. Le conoscevo, ma solo al loro stadio definitivo di "insalata". Non sapevo fossero i germogli di cicoria, nascosti e protetti all'interno del cespo, come un mazzo di coralli verdi avvolti dalle foglie della pianta.

Un non-segreto che rimane custodito. Più di 15 anni fa credo ( forse 20..Aiut!) Ada mi ha regalato questa scoperta. Ero a casa sua, a Roma e siamo andate al mercato a comprare la cicoria. Ada è una donna forte, di carattere e di fisico. Petto generoso, schiena solida e dritta come tronco di quercia, braccia quasi mascoline. È sempre perfetta: capelli corvini raccolti, maglioncino abbottonato, gonna sotto al ginocchio; in pantaloni mai! " Manco se ce sta 'n metro de neve". Le piace tanto girare in città, si fa largo tra la folla; è spiritosa, ha sempre la battuta pronta; ama cucinare seguendo la tradizione e mangiare, sempre seguendo la tradizione. "A Ilá preparate che domani matina ( qui la t, in romanesco, è una sola) ce dovemo alzá a'e 6 pe ffa e puntarelle, che sennò pe' pranzo nun so pronte" " Cosa? Per fare un'isalata?!" " Eh no bella, se devono tajá finifinifini e se devono arricciá, ce vole tempo" Giungiamo ad un compromesso e alle 8.30 ci vediamo in cucina. Lei è già andata a messa, ha portato via la spazzatura, ha pulito il bagno e le puntarelle sono già lavate e solo da tagliare. Ora per fortuna esiste un attrezzo apposta per tagliare le puntarelle ( sono sicura che Ada non lo voglia nemmeno vedere). Ammetto però che fini ed arricciate come quelle di Ada non le ho più mangiate.




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