Sabato a pranzo; vado dai miei a mangiare; siamo solo noi tre.

Porto un trancio di focaccia reduce di prove in laboratorio.

Nonostante abbia insistito quasi con minacce di NON scaldare la focaccia in microonde…i miei secondo voi cosa fanno? Ecco. Ora sulla tavola c’è una mattonella di truciolato superleggera travestita da focaccia.

Mio papà è il malcapitato che la assaggia per primo.

“Oh Madonna! ”

” Cosa? Papà tutto ok?” La prima cosa a cui penso è una crepa nella sua protesi dentaria…

” mamma mia che ricordi….questo sapore…avevo 8/9 anni…”

Mio papà ha 71 anni e vanta un’infanzia felice, tra Milano e Como, costellata di mastri panettieri: suo papà Luigi (mio nonno), che aveva un negozio col fratello Angelo in via Pietro Crespi; lo zio Pietro che lavorava coi figli nel loro negozio; lo zio Fortunato (di nome e di fatto, tra poco capirete perchè) che aveva il suo negozio in piazza Durante.

” Mio zio Pietro aveva un forno in viale La Spezia e io da bambino andavo spessissimo a trovarlo. C’era la cesta del pane del giorno prima ed era piena di pane di tutti i tipi e di focaccia. Io prendevo un pezzo di quella, la mettevo nel forno qualche minuto e facevo merenda. Era asciutta e croccante come questa…” e intanto continua a sbocconcellare quella che per me, fino ad un secondo prima, sarebbe diventata un pugnetto di pangrattato.

La carrellata di ricordi dei Castelli mastri fornai prosegue con la storia dello zio Fortunato, il più piccolo dei fratelli, che venne salvato da mio nonno Luigi.

Non ricorda bene mio papà, ma Fortunato pare avesse disertato durante la guerra, e Luigi a quel tempo faceva il carrettiere tra Como e Milano. Trasportava letame mio nonno, ma faceva anche il mercato nero  nascondendo patate e riso che coltivava proprio sotto il carico puzzolente. Più bio di così….

Insomma esattamente come fosse merce di contrabbando, Luigi riesce a nascondere il fratello f(F)ortunato sotto la coltre maleodorante e a salvargli la vita.

Ascolto mio papà raccontare e pian piano si delinea nella mia mente, prima sfumata ma dopo pochi secondi perfettamente nitida, la focaccia che portava a me mio nonno materno per la merenda: non era così buona come quella che ricorda mio papà, ma era la “focaccia del nonno”; la focaccia dell’infanzia, quella che tutti, ne sono sicura, abbiamo ferma da qualche parte nella memoria.

Mio papà finisce il trancio di focaccia secca e io rimango senza foto per la ricetta a cui “casualmente ” ho pensato e che voglio regalarvi.

-La Focaccia d’altri tempi-

Se hai un trancio di Focaccia del giorno prima non buttarla!

Tagliala nel mezzo come fosse un panino da farcire, metti “a faccia in su” i pezzi su una teglia con cartaforno in forno preriscaldato a 200° per 7 minuti (dovrà diventare bella abbrustolita); oppure nel tostapane per 5/6 minuti.

Nel frattempo taglia a metà 5/6 pomororini ciliegino.

Taglia a trancetti più piccoli la focaccia abbrustolita e sfrega il pomodoro dalla parte della polpa finché non rimane solo la pelle (che getterai), spolvera con in po’ di sale e fai cadere qualche goccia di olio di oliva.

Lascia riposare per qualche minuto e servi.

 

*Curiosità*: in Spagna fanno questa ricetta col pane e si chiama Pan Y Tomate; lo servono come stuzzichino prepasto o come pane da tavola .

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LA FOCACCIA SA SEMPRE DI INFANZIA
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